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lacanas maschereLa società editoriale Domus de Janas è nata nel 2000 e si occupa di produzioni librarie e giornalistiche sui temi privilegiati dell’identità e della lingua della Sardegna.

 

Il suo direttore editoriale è il professor Paolo Pillonca, giornalista e scrittore tra i massimi esperti di lingua sarda e poesia improvvisata in sardo. (visita il sito)

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Ogni giorno nella nostra isola ci sono feste, sagre, eventi importanti ... se volete segnalare una festa del Vostro paese scrivete a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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Gruppi Folk

Il Gruppo Folk Sant'Elena "Daniele Dettori" di Tula

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Gruppo Folk TulaIl Gruppo Folk Sant'Elena "Daniele Dettori"di Tula, è un gruppo rinato, dopo qualche anno di stop, nel Settembre 2014 grazie alla passione di giovani ragazzi che si impegnano a mantenere vive le tradizione e a tramandarle. E non solo, ma anche con lo scopo di divertirsi e di portare le tradizioni, i colori, gli abiti, i balli e i sapori di Tula in ogni piazza della Sardegna, e oltre. Il nome del gruppo è stato scelto in onore della patrona di Tula, Sant'Elena, la cui festa si festeggia il 21 Maggio; e per ricordare e omaggiare Daniele Dettori, componente del nostro gruppo di soli 21 anni venuto a mancare tragicamente nel 2006.

Descrizione costumi:

 A Tula sono conservati diversi capi antichi femminili e maschili. La tipologia dell'abbigliamento del paese è quella in uso nel Logudoro. Le donne prediligono tessuti scuri, ritenuti più eleganti dai ceti borghesi che vogliono distinguersi dalle classi basse. Gli elementi comuni sono il fazzoletto copricapo, il giacchino aderente e completamente chiuso, la gonna e il grembiule. Sulla base dei capi antichi conservati è stato possibile documentare anche una tipologia dell'abito femminile più antica che prevedeva l'uso del bustino rigido. Le fotografie, inoltre, mostrano due tipologie di abbigliamento maschile: una più antica, con corpetto a doppio petto e giacca in orbace con cappuccio e risvolti in velluto; una più recente, con gilet a V e giacca di taglio moderno. In entrambe le fogge non sono mai rappresentati uomini che indossano i calzoni bianchi con le tipiche ragas.

L'abbigliamento giornaliero femminile è formato:

-Su Muccaloru (fazzoletto) marrone in tibet, di forma quadrata. Si indossa piegato a triangolo, incornicia il viso e i lembi sono fermati all'interno all'altezza delle orecchie;

 -Sa Camija (camicia) bianca in cotone, con ricami su petto e polsini. Bottoni in filigrana d'oro chiudono lo scollo;

-S'Imbustu (corpetto) blu in broccato a fiorami policromi, bordato con velluto nero e arricchito con canutiglia dorata. Composto da due parti simmetriche unite da un'allacciatura fissa, è irrigidito da una struttura di stecche di giunco. S'imbustu è chiuso sul davanti con un nastro colorato incrociato e termina con due punte rigide coperte dalla gonna;

 -Sa Unnedda (gonna) nera in panno, interamente pieghettata ad esclusione del pannello frontale coperto dal grembiule e chiuso lateralmente con bottoni decorati a motivi floreali.

 -Su Pannellu (grembiule) nero in raso damascato, lungo quanto la gonna e allacciato dietro con un fiocco. L'abito da sposa invece è formato: -Su Muccaloru (fazzoletto) beije in seta pura, più lungo rispetto a quello giornaliero. Si indossa posato sul capo incorniciando il viso e i lembi sono fermati all'interno all'altezza delle tempie, con spille di madreperla;

 -Su Corittu o s'ijacca (giacchino) nero in seta operata o in broccato nero splendente, che rendeva l'abito elegante, con stampa fiorita tono su tono; -Sa Unnedda (gonna) nera in panno, interamente pieghettata ad esclusione del pannello frontale coperto dal grembiule e chiuso lateralmente con bottoni decorati a motivi floreali.

-Su pannellu (grembiule) nero in raso damascato, lungo quanto la gonna e allacciato dietro con un fiocco.

 

L'abbigliamento maschileinvece era solamente uno e veniva usato sia quotidianamente sia nelle feste ed è formato:

-Sa Berritta (berretta) copricapo in panno nero portato indietro oppure con le estremità piegate al lato;

 -Su Entone (camicia) bianco in cotone con collo alla coreana;

-Su Gibbone (giacchino) verde oliva in velluto a doppio petto;

-Sos Caltzones (pantaloni) neri in orbace;

 -Su Gabbanu (giaccone) in orbace nero o in velluto privo di bottoni, più lungo rispetto a Su Gibbone.

Le ricerche dei costumi tradizionali di Tula, sono ancora in corso per migliorare ogni aspetto e per osservare ogni dettaglio presente.

 

Ecco il video del gruppo su youtube

 

 

Tula.

Abitanti 1671, altitudine 275 m s.l.m., superficie territoriale 65,51 km². Il paese di Tula domina dalla sua posizione leggermente elevata l'invaso del Coghinas e la vasta pianura circostante. L'abitato è caratterizzato da architetture improntate ad estrema semplicità, con edifici allineati a due o tre piani e facciate di disegno essenziale nella parte più antica, nelle strette strade intorno alla parrocchiale che costituisce il fulcro del paese, mentre la maglia urbana si allarga nei quartieri più recenti, con strade più ampie, piazze e abitazioni più rade intervallate da cortili. Il nome potrebbe essere di origine paleosarda, ma assimilabile al latino tabula (riquadro di terreno, di vigna). Il territorio fu abitato fin dall'antichità. Il primo nucleo di abitanti forse giunse dallo scomparso villaggio di Lesanis. Nel periodo medioevale fece parte della Curatoria di Bisarcio del Giudicato di Torres, che a metà del 1200 fu acquisita dai Doria. In seguito al matrimonio tra Eleonora e Brancaleone Doria passò sotto il Giudicato d'Arborea. Con la conquista della Sardegna da parte dei Catalano-Aragonesi, le sue vicende furono legate alla Signoria di Oliva fino al 1843.

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