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lacanas maschereLa società editoriale Domus de Janas è nata nel 2000 e si occupa di produzioni librarie e giornalistiche sui temi privilegiati dell’identità e della lingua della Sardegna.

 

Il suo direttore editoriale è il professor Paolo Pillonca, giornalista e scrittore tra i massimi esperti di lingua sarda e poesia improvvisata in sardo. (visita il sito)

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Ogni giorno nella nostra isola ci sono feste, sagre, eventi importanti ... se volete segnalare una festa del Vostro paese scrivete a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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Gruppi Folk

Sant'Antioco di Bisarcio - di Ozieri

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Il gruppo folk " Sant'Antioco di Bisarcio " di Ozieri è un gruppo nato nel 2015 grazie alla passione di alcuni giovani ragazzi che si impegnano a mantenere vive le tradizioni e a tramandarle. Il gruppo nasce con l'intento di avvicinare sempre  più i giovani alle tradizioni sarde in particolare a quelle ozieresi. Non solo, ma anche con lo scopo di divertirsi, di portare un pezzo di Ozieri in ogni piazza Sarda e oltre; con lo scopo di conoscere nuove culture, tradizioni, colori, abiti, balli e sapori che tanto arricchiscono e contraddistinguono la nostra Isola. Il gruppo si compone di otto giovani coppie impegnate con lo studio e la ricerca degli abiti tradizionali e dei balli, preservando ogni piccolo dettaglio dell'abito e difendendolo dai cambiamenti e dalle modifiche arbitrarie date dall'ignoranza e dal poco rispetto.

Il nome del gruppo é stato scelto in onore del patrono di Ozieri, Sant'Antioco, la cui festa si festeggia il 13 Novembre. La Cattedrale di Sant’Antioco di Bisarcio, intitolata al patrono, Sant’Antioco Sulcitano, martire dell’antica città di Sulci, sorge nell’antico sito di Bisarcio. L'edificio monumentale si trova isolato su un'altura di origine vulcanica in un sito campestre non lontano da Chilivani, nel territorio del comune di Ozieri. La Chiesa è una delle più grandi chiese romaniche dell'isola. La particolare posizione scenografica qualifica il sito tra i più affascinanti dell'intero panorama architettonico sardo. Che il villaggio possa aver contribuito ad accrescere il numero degli abitanti di quello di Ozieri potrebbe essere cosa molto verosimile. Tanto verosimile da trovare un addentellato, anche se tenue, nella storia dei tragici avvenimenti che travagliarono quel villaggio. Sappiamo infatti che esisteva una precedente chiesa Cattedrale distrutta dal fuoco prima del 1090. Il fuoco distrusse anche il villaggio di Bisarcio, distruzione che la fantasia popolare attribuisce ai favolosi e leggendari «caddos birdes» e che la sua popolazione (eccetto quella rimasta sul posto per la riedificazione della cattedrale) si sia trasferita, come vuole la tradizione popolare, ad Ozieri.

Descrizione costumi:

Ad Ozieri la varietà di fogge dell’abbigliamento popolare rispecchia fedelmente la suddivisione in classi della società tradizionale al cui interno, analogalmente alle altre comunità isolane, il vestiario tradizionale ha la funzione non secondaria di rappresentare visivamente, la collocazione sociale e quindi l’appartenenza ad una determinata classe dei suoi componenti. Colpisce la semplice eleganza del costume maschile e la fine ricercatezza di quello femminile, realizzato con tessuti preziosi e ormai rari. Sull'abbigliamento femminile del passato si distinguono due modelli: quello giornaliero e l'altro di gala, riservato ovviamente alle grandi occasioni. Il primo era un abbigliamento molto semplice e severo, caratterizzato da una camicia bianca, arricciata all'altezza del collo, chiusa da bottoni con ampie maniche fermate ai polsi da appositi fermagli. Su di essa andava indossato s'imbustu, una specie di corpetto rigido imbroccato a fiori ulteriormente impreziosito da passamaneria metallica e oro e bordato con velluto o seta di vari colori. Sul davanti una serie di asole permettevano il passaggio di un nastro rosso per stringerlo. Il bordo inferiore fesso in varie sezioni per adattarsi meglio alla larghezza dei fianchi e al sostegno della gonna. Questa realizzata in tela di cotone a fondo scuro o nero con fiorellini e altri disegni, era arricciata in vita o a larghe pieghe, limitata inferiormente da un bordo sovrapposto, realizzato normalmente con strisce della stessa stoffa al rovescio. Ugualmente “su pannellu” (grembiule) si realizza con la stessa stoffa al rovescio o con altra sempre in tela di cotone. Sul capo un fazzoletto di tela marrone a fiori rossi, gialli, violetti, verdi ricamati ripiegato sotto il mento. “Sas arraccadas” (orecchini), “su colliere” (gioia pendente da un nastro di velluto nero) e “buttones” (bottoni in metallo di forma biconvessa) completavano il tutto.

Il costume della festa, indossato dalle donne appartenenti alla classe borghese, si differenziava per la presenza del manto nero, il fazzoletto bianco, la gonna plissettata e corsetto di broccato rigorosamente nero e ricco di coralli e ori antichi, le donne di Ozieri sembrano ricordare le antiche donne spagnole. Non è il nero buio ma un nero splendente che nell’eleganza e solennità acquista un tono principesco. Nelle versioni originali il busto è reso rigido dall’inserimento di stecche cucite nella fodera di “tela crua” (tela spazzina); questo elemento denominato “corittu” o “ilgiacca” può avere collo rigido e alto o “sa pettorina” sezione trapezoidale di stoffa preziosa sul davanti, su cui si abbottonano le sezioni laterali. Si hanno gonne finemente plissettate di panno nero “saja” con orlo inferiore in velluto, sezione anteriore liscia chiusa su un lato da preziosi bottoni, oppure direttamente cucita al resto plissettato.

Il segno distintivo del costume maschile , costituito dalla tipica “berritta”, copricapo in panno nero portato con l'estremità piegate al lato e più raramente indietro. La camicia “camija bianca” preferibilmente di “coritzone” (lino confezionato con i fili più lunghi), presenta un collo a camicia, sebbene del modello più antico “su entone”, con collo alla coreana, si conservi l’ampiezza delle maniche e l’arricciatura all’attaccatura del collo. Esso è privo in ogni caso dei ricami che caratterizzano i più antichi “entones”. A “sa camija” si sovrappone “su corittu” di velluto verde oliva nella metà anteriore, di panno o altra stoffa per la parte posteriore e per fodera de “sas pettorras” (parte anteriore) e, se ci sono, delle maniche, sia nella varietà fessa in avanti da cui fuoriesce la manica della camicia sia nella variante con maniche a tubo. Tuttavia oggi prevale l’uso de “su corittu” senza maniche. I pantaloni e il giaccone di orbace. Il cappotto era con risvolti in vellutto e privo di bottoni. Qualcuno indossava la variante lunga al polpaccio detto "gabbanu"

 

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