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Il suo direttore editoriale è il professor Paolo Pillonca, giornalista e scrittore tra i massimi esperti di lingua sarda e poesia improvvisata in sardo. (visita il sito)

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Paesi della Sardegna

Gonnosfanadiga

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Gonnosfanadiga è un comune italiano di 6.917 abitanti della provincia del Medio Campidano in Sardegna.

 

Il suo territorio si estende, in proporzioni simili, tra la pianura del Medio Campidano a nord est, le colline attorno al paese e il massiccio del monte Linas a sud ovest. Comprende inoltre una frazione, chiamata Pardu Atzei, che si sviluppa lungo le pendici est del monte Arcuentu, tra i territori dei comuni di Arbus e Guspini.

La pianura è di tipo vulcanico-alluvionale, a zone paludosa nella stagione invernale, mentre le colline e le montagne, ricche di giacimenti minerari, hanno una composizione variabile con prevalenza di granito, scisto e in generale con alto tasso di rocciosità e limitata profondità dello strato attivo; la vetta più alta è Punta Perda de sa Mesa con i suoi 1236 m

Il centro abitato è situato alle pendici della montagna ed è attraversato dal rio Piras, corso d'acqua a carattere torrentizio.

 

Il territorio risulta essere abitato sin dalla preistoria, gli studi fanno risalire al Neolitico antico le prime frequentazioni certe, avvenute tra il VI e il IV millennio a.C. nel territorio di Terra 'e Seddari, ma non sono da escludere precedenti insediamenti data la buona posizione e la ricchezza di risorse. Si hanno poi rilevanti evidenze del periodo nuragico che comprendono diversi resti di nuraghi e tombe dei giganti, di cui una, quella di S. Cosimo (riportata alla luce dagli scavi nei primi anni '80), tra le più grandi della Sardegna.

Non si hanno attestazioni certe del periodo fenicio, ma la zona è abbastanza vicina sia al mare, da cui arrivavano gli abili navigatori mediorientali, sia a una colonia da loro fondata, Nabui (s.Maria Neapolis in territorio di Guspini) che ad altre zone certamente frequentate dai Fenici come Antas in territorio di Fluminimaggiore da poter supporre quantomeno dei contatti.

Circa due secoli prima di Cristo in Sardegna arrivano i romani e anche il territorio di Gonnosfanadiga è ricco di testimonianze che vanno dai numerosi ritrovamenti di monete, suppellettili e armi, all'individuazione di resti di fortificazioni, accampamenti, tombe e ben quattro cimiteri.

Intorno al VI secolo d.C., in concomitanza con l'arrivo dei bizantini nell'isola, cominciò l'opera di evangelizzazione dei monaci greci, testimoniata dai toponimi e dai resti di numerosi luoghi di culto, alcuni dei quali quasi totalmente scomparsi, e uno di cui rimane mirabile esempio: la chiesa campestre di S. Severa.

In epoca medievale è testimoniata l'esistenza di villaggi nel territorio di Gonnosfanadiga: Bidda Atzei (o Zei), Gonnos Fanadiga, Gonnos de Montangia,Aqua de Gonnos, come centri che pagavano le decime alla Chiesa negli anni tra il 1341 e il 1359. L'elenco comunque non è completo, essendo ancora abitato in quell'epoca il centro di Serru. Gonnosfanadiga, o meglio il suo territorio fa parte del giudicato di Arborea, compreso nella curatoria di Bonorzuli e nella circoscrizione della diocesi di Terralba.

Circa la nascita dell'odierno comune le notizie sono un po' incerte. Sicuramente in epoca moderna esiste già con questo nome e come centro organico.

Infatti solo con la dominazione spagnola (1479-1650 ca) si hanno documenti che descrivono la vita del paese: appartiene in questo periodo al marchesato di Quirra.

Il 17 febbraio 1943, durante la seconda guerra mondiale, il paese subì un pesante bombardamento ad opera degli americani nei confronti della popolazione civile. Il drammatico evento, di cui tuttora non si è avuta ancora una doverosa giustificazione, con oltre cento civili uccisi e decine di feriti, mutilati e dilaniati, lasciò una forte impressione nell'immaginario dei gonnesi, uno shock collettivo che ne continua a turbare la memoria.

S. Severa: 

Situata su una collina a poche centinaia di metri dal centro abitato, alcuni studiosi ne fanno risalire l'origine al periodo paleocristiano (IV-V secolo). Sorge sull'area di un'antica necropoli romana, è perciò verosimile che la devozione a questa santa risalga a quei primi abitatori del luogo. Ha subito successivi restauri a partire dal 1797.

Il monumento è un edificio con pianta a croce latina, con gli ambienti voltati a botte a tutto sesto. La navata (lunga 10 m e larga 4,2 m) è ripartita in tre specchiature da due lesene su cui si impostano i sottarchi della volta; in origine le volte erano estradossate con doppia curva, come si vede osservando i prospetti laterali e il retro. Il tetto è a travatura lignea.

A destra e a sinistra della porta principale sono presenti dei cardini, che reggevano delle transenne. In seguito i monaci greci realizzarono la volta a botte. Lo spazio quadrato nato dall'incontro dei bracci della croce è delimitato da archi su cui poggia una cupola semisferica di embrici a squame di 4 metri di circonferenza.

Chiese scomparse: 

La chiesa di S. Antonio Abate sorgeva nel villaggio medievale di Gonnos de Montanya, e fu la prima parrocchiale del paese. Sorgeva sull'area dell'attuale chiesa di S. Barbara che la sostituì nel ruolo di parrocchiale.

L'impianto originario era a navata unica con cappelle laterali; oggi si conserva solo una con volta a crociera costolonata su peducci fitoformi.

Nel territorio di Serru si trovano ancora le rovine della chiesa parrocchiale intitolata a S. Pietro, lunga 8 metri e mezzo.

È presente anche un'altra chiesa intitolata a S. Lorenzo: le sue dimensioni sono 4,10 X 10,45 m più l'abside, che presenta una lunghezza di 2,40 m con orientamento a est. È possibile studiarne l'alzato grazie ad alcuni conci accostati all'interno appartenenti al catino absidale e ad alcuni muri laterali che hanno subito modifiche costruttive.

La chiesa di S. Elia, antichissima ma già decadente nel '700 e attiva fino al 1903, crollata il 13 aprile del 1908.[8]

Nel territorio erano presenti anche altre chiese: S. Maria di MonserratoS. Maria d'ItriaS. Elena, demolite nel 1761 per ordine generale del Papa, per impedire che vi si rifugiassero i malfattori.[9]

Altre chiese presenti erano quelle di S. GiovanniS. BartolomeoS. LucaS. AnastasiaS. SimeoneS. Michele (di cui sono ancora visibili le mura perimetrali), S. Domenico.

Tomba dei giganti di San Cosimo: 

Sul sito furono condotti gli scavi archeologici nel 1981.

La tomba di S. Cosimo I, situata in località San Cosimo, è detta anche Sa Grutta de Santu Giuanni.

La costruzione megalitica viene datata intorno al 1500 a.C. Presenta una facciata a esedra semicircolare di 26 m, nella quale si apre l'ingresso alla camera tombale, che nel complesso raggiunge circa i 20 metri, facendone una delle più grandi in Sardegna. La zona su cui insiste la tomba è fortemente caratterizzata da resti di insediamenti nuragici.

Durante gli scavi furono rinvenuti numerosi oggetti tra cui manufatti in vasellame (ciotole e olle) e una collana in pasta vitrea e vetro. È stata inoltre documentata una frequentazione in età romana.

Il sito è facilmente raggiungibile dalla provinciale che da Gonnosfanadiga porta ad Arbus.

Parco Perd'e Pibara: 

Il parco Perd'e Pibara è situato a sud di Gonnosfanadiga, e per la maggior parte è caratterizzato da una fitta e secolare foresta di lecci accompagnata da un tipico sottobosco mediterraneo: filirea, corbezzolo, cisto, erica.

Altre zone del parco, quelle più a sud dove le condizioni pedo-morfologiche si inaspriscono, vedono prevalere il cisto, l'elicriso, il timo, la ginestra; è presente anche un'ampia zona di rimboschimenti misti: sughere, latifoglie, pini, lecci.

È anche un ambiente ideale per il proliferare di svariate specie di funghi che ne fanno una meta ambita per gli appassionati di micologia.

Anche la fauna è varia e numerosa: cinghiali, volpi, lepri, capre, ricci, donnole, diversi rapaci diurni e notturni, ghiandaie, pernici, piccoli roditori, rettili e gli enormi pesci rossi che vivono in un grande vascone costantemente alimentato dall'abbondanza di acque sorgive.

All'interno del parco trova collocazione anche una miniera dismessa di molibdenite, interessante esempio di archeologia industriale.

Il parco è facilmente raggiungibile e attrezzato con diversi punti sosta, tavoli e panchine, e alcuni edifici della miniera, ora restaurati, vengono utilizzati per convegni, mostre, e spesso vi si svolgono manifestazioni naturalistiche, escursionistiche e sportive.

Sagra delle olive: 

La sagra delle olive, dell'agroalimentare e dei mestieri locali è l'appuntamento meglio preparato dai cittadini di Gonnosfanadiga per mettere in mostra le produzioni più tipiche del paese.

Si svolge alla fine di novembre, nel pieno della campagna olivicola, e coinvolge piccoli e grandi produttori locali, artigiani e commercianti che operano nella filiera paesana.

Divenuta meta fissa, sin dalla metà degli anni '80, di numerosi intransigenti turisti del gusto, lo è ora anche di appassionati di storia, tradizioni e natura, da quando alla sagra si affiancano iniziative che mirano a facilitare la conoscenza e la fruizione del patrimonio culturale e del territorio.

Durante l'evento è possibile assistere tanto al ciclo di produzione dell'olio di oliva extravergine in frantoio quanto a mostre, ricostruzioni ambientali e percorsi storici inerenti Gonnosfanadiga e le sue attività.

 

L'economia di Gonnosfanadiga si basa principalmente sul settore agropastorale e della trasformazione dei prodotti della terra, animato da piccole realtà imprenditoriali spesso a conduzione familiare.

Le sue produzioni di eccellenza sono quelle olivicole, olio e olive da mensa della cultivar Nera di Gonnos, il pane tipico e l'artigianato dolciario, carni e insaccati derivati dal diffuso allevamento di ovicaprini e suini, il miele, nonché una discreta produzione, anche se in sensibile calo rispetto al passato, di ortofrutticoli di alta qualità.

Ne consegue che molti gonnesi si dedicano anche al commercio di tali prodotti, in particolare sono parecchie le macellerie e molte le attività che commerciano ortofrutta, latte e derivati.

Da rilevare anche una limitata produzione florovivaistica, forestale (sughero e legna) e tessile.

Molti dei residenti trovano occupazione nei servizi e nelle industrie del circondario, anche perché nel paese è praticamente inesistente l'industria e poco sviluppati i servizi, anche se ultimamente sta crescendo l'impegno nel settore turistico, che potrebbe dare un notevole aiuto a un'economia che in generale stenta a causa sia della forte crisi dell'agroalimentare, sia dell'ormai definitiva chiusura delle miniere, un tempo fonte di benessere del paese, che del quasi definitivo fallimento del polo industriale di Villacidro, dove molti trovavano lavoro come operai o come piccoli imprenditori nell'indotto.

Meriterebbe infine maggiore attenzione l'artigianato, che seppure molto praticato a livello hobbistico non persegue grosse finalità commerciali. Tra le varie produzioni hobbiste notiamo la lavorazione del legno e del sughero, della ceramica, di tessuti tradizionali, ma soprattutto spicca la bravura dei maestri coltellinai che da secoli operano a Gonnosfanadiga, la cui arte del coltello vede spesso i suoi gioielli esposti e citati a livello internazionale.

Visita il sito del comune

Fonte Wikipedia

 

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