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SardegnArte

Armando Cheri

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Armando CheriArmando Cheri nasce il 2 maggio 1962 a Sarule, piccolo paese nel cuore della Sardegna in cui trascorre la sua giovinezza. Lascia Sarule all´età di 18 anni ma, quando può, ritorna nella sua Barbagia per nutrire lo spirito della propria “sardità”, oltre che per respirare i profumi forti della natura aspra di cui è rimasto “prigioniero” nell'adolescenza.
Inizialmente lontano dal confronto con il pubblico, un po´ per il carattere schivo e riservato tipico della gente di Barbagia, un po´ per scelta personale, decide di misurarsi con il mondo artistico solo dopo aver raggiunto consapevolezza della propria maturità stilistica e spirituale. Appare in diverse mostre personali e collettive meritandopremi e riconoscimenti tra cui due medaglie d´oro al concorso “Luigi Tito”due ori al “Ruga Giuffa”uno al “Beppi Spolaor” e uno al “Serenissima”.
Nel 2006, su commissione della Municipalità di Venezia, realizza il Monumento alla Pace, che viene collocato nell'area verde di fronte a piazzale Zendrini
Denso il valore simbolico: una luna crescente e una luna calante rimandano alle maree che regolano la città lagunare, una sfera sorretta da mani di bronzo e una colomba della pace ricordano la solidarietà tra i popoli mentre i sei buchi nella mezza luna indicano, appunto, i sestieri veneziani.
Il 2013 consacra Cheri Armando all'attenzione del pubblico più esigente con la personale al Chiostro del Bramante in Roma, dal 09/04 al 08/05/2013, in contemporanea con la Grande mostra dei Brueghel “Le meraviglie dell´arte Fiamminga”, con la successiva personale (dal 01/08 al 08/09/2013) nella sala Costantini del Museo Archeologico di Fiesole (Firenze).
Le due mostre erano accompagnate dal catalogo “La materia avvertita”, edito dalla Giorgio Mondadori e curato dal luminare dell'arte prof. Giovanni Faccenda
Armando Cheri è presente nel catalogo generale dell´Arte moderna n°49, con due pagine nell´inserto dell'Arte plastica. Il presente catalogo è il quarto personale dello scultore Armando Cheri.
Tra gli artisti con i quali ha esposto nelle varie mostre collettive ama ricordare Pomodoro, Minguzzi, Bodini, Blandino, Consagra, Conservo, Schiavocampo, Maraniello, Mazzotta, Polver, Cassani, Balena, Benevelli, Festa, Ghinzani, Giannotti, Ramous, Azuma, Balderi, Riva, Piemonti, Quagliotti, Spagnolo, Vicentini, Zazzeri, Marchese, Scimeca e molti altri ancora.
Della sua produzione artistica si sono occupati scrittori, giornalisti, critici. La rassegna stampa che lo riguarda comprende testate come “Il Gazzettino” (Venezia); “La Stampa” (edizione di Novara); “Il Giorno” (Milano); “Il Corriere della Sera” (Milano); “La Nuova Sardegna” (Nuoro); “Arte e Cultura” (Milano); “Il Messaggero Sardo”; “Il Monte Rosa della Val Sesia”; “Il Finanziere” (Roma); “Gente Veneta” (Venezia); “L´Archivio” (Milano), “That´s Art“ (Milano) e “Arte” (Mondadori).
Alcune delle sue opere fanno parte di prestigiose collezioni pubbliche e private.

GLI ARCANI MESSAGGI DELLA NATURA
Armando Cheri è scultore attento e consapevole dinnanzi a un albero secolare, inerme, disteso al suolo, bruciato dal tempo e dal fuoco onnipresente nei boschi della Barbagia dove l’artista è nato. Le sue sculture rappresentano intuizioni dove la arcana sacralità della natura diviene metamorfosi plastica, a volte solenne, altre struggente, testimoniando l’anima antica di una civiltà fatta solo più di reperti. Aveva18 anni quando ha lasciato la sua terra e oggi vive a Venezia, ma ritorna molto spesso nella sua Barbagia per interrogare gli alberi distesi a terra, per sceglierli e per riportarli alla vita sotto altra forma. L’iniziale attimo contemplativo è necessario all’artista per indagare il loro corpo esanime, per restituirgli l’anima utilizzando con talentuose mani gli strumenti necessari. Perché vanno sempre interrogate queste sculture apparentemente morte, plasmate nei secoli da Madre Natura. Poi egli scava, sbozza, usa la cartavetro in modo mirato per riportare in superficie e salvare i colori mirabili dell’ulivo, quelli del ginepro, quelli del lentisco, nelle variabili che vanno dall’arancione al marrone, dal giallo al grigio. Il tocco finale del maestro sta nella rifinitura con lo stoppino e la cera d’api, alla maniera degli antichi. Di ogni legno secolare la sua anima sapiente esplora e trova le venature sinuose che lo guidano lungo il misterico percorso della costruzione plastica, che può sorgere con allusività figurali, o come situazione informale che non intende subito rivelarsi. Armando Cheri non si risparmia nell’esplorare il legno con il suo scavo garbato, per scoprirne gli anfratti, scoprendo a volte la presenza di una pietra su cui si è avviluppata la pianta nel suo crescere. E certamente pietra e anfratto resteranno a far parte del messaggio e del percorso prestabilito e ispirato dall’anima dell’albero prescelto. Colpo dopo colpo di scalpello Cheri ci rivela la sua espressività emozionante di maestro del legno, facendosi portatore di un messaggio arcano e iniziatico. Egli rivede infatti, in chiave contemporanea, gli archetipi dell’arte primitiva come valore non solo estetico, ma anche di contenuto, come già sono  stati proposti e interpretati da Brancusi, Arp, Picasso, Moore e Alberto Viani. Sulla scena della ricerca plastica attuale non sono individuabili sperimentazioni in legno, come queste di Armando Cheri. In ogni occasione sa come riportare in superficie, da un albero gigante, la perduta antica nobiltà. La rivela ogni volta, sotto altra forma di inedita bellezza.

Torino, 15 luglio 2014

 

Paolo Levi

 

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